22 Maggio 2013
   
   
   
   
 

Dante Del Medico še za štiri leta predsednik

Dante Del Medico je bil v soboto, 28. julija, na delovnem delu kongresa potrjen za predsednika Zveze Slovenci po svetu še za štiriletni mandat. Ob njem so v odboru še Graziella Coren (podpredsednica), Philippe Birtig, Aleksej Kalc, Daniela Lauretig, Renzo Mattelig in Isabelle Topatig.

Dante Del Medico, appena confermato presidente della Zveza Slovenci po svetu per il quarto mandato consecutivo, parla volentieri del suo impegno che è di grande responsabilità ma che – dichiara - gli ha dato molto, anche dal punto di vista umano. “Per me è come aver fatto l'Università” dice.
Anche lui è stato all'estero, ma è stato un emigrante speciale, perché era ancora bambino quando tutta la sua famiglia si è trasferita in Svizzera dove lavoravano il padre e due fratelli. Quando il papà si ammalò – la mamma era già invalida – furono costretti a lasciare la Svizzera e tornare a Lusevera. Dante Del Medico aveva appena 12 anni e fu lui a doversi occupare dei genitori e anche cominciare a lavorare molto presto.
Ma i problemi dell'emigrazione li ha vissuti da vicino anche dopo, attraverso le esperienze dei familiari, di amici e paesani.
In dieci anni da presidente della Zveza ha visto molti cambiamenti.
Devo dire che sono stato eletto nel 2001 in una fase molto delicata dell'associazione, in preda allora a grandi “turbolenze”,  e un anno senza presidente a causa delle dimissioni del mio predecessore Dino Chiabai. La zveza era su un crinale pericoloso e per due anni ho continuato a girare tra i nostri circoli nel mondo per sentire i nostri soci e dirigenti, per spiegare cosa stava accadendo e soprattutto quali erano i nostri programmi e progetti. Alla fine ha prevalso la fiducia in noi e la volontà di continuare.
Anche in seguito hai viaggiato molto.
È una necessità per un'associazione come la nostra che svolge la maggior parte della sua attività proprio all'estero, nei suoi circoli. In questi dieci anni sono stato cinque volte in Argentina, sei volte in Canada, due volte in Australia, una volta in Brasile e piuttosto spesso in Europa, in particolare in Belgio e Svizzera. E non è facile: devi sempre essere preparato e molto attento a quello che dici anche perché le persone che incontri ti “pesano”. Inoltre ti rivolgi a persone diverse, agli anziani oppure a giovani che progettano il loro futuro: non puoi inventare.
Solo con il contatto diretto ci si può rendere conto dei problemi, della loro evoluzione e fare i progetti giusti.
Certo. Il nostro compito primario è mantenere e promuovere la lingua e l'identità slovena. E questo diventa sempre più difficile ed impegnativo. Se una volta erano sufficienti un coro e la fisarmonica a rinsaldare i legami con la terra d'origine, a risvegliare la nostalgia, oggi i nostri interlocutori sono molti giovani, appartenenti alla terza e quarta generazione, che vogliono cose concrete, vogliono sentire parlare di lavoro...
Oggi internet ci aiuta a superare anche grandi distanze.
Sì, la possibilità di comunicare elettronicamente e velocemente è molto importante. Ma si tratta di strumenti freddi che non possono sostituire i contatti personali e umani.
E per quanto riguarda il futuro?
In un certo senso si naviga a vista. Mantenere l'identità slovena, la lingua all'estero è una grande scommessa, è molto difficile. Perchè una cosa è chiara: non ci sono ricette precostituite. Il nostro compito è affrontare le situazioni una per una e seminare.



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