26 Maggio 2013
   
   
   
   
 

Anche l’eurodeputata Debora Serracchiani al tradizionale Praznik emigranta di Lusevera
La montagna ha bisogno di investimenti

“La montagna non sia più un luogo da cui si fugge ma una terra di opportunità: non ha bisogno di assistenza ma di investimenti”. Lo ha affermato l'europarlamentare Debora Serracchiani, intervenuta domenica, 29 luglio, alla Festa dell'emigrante – Praznik emigranta a  Lusevera anche in risposta alla ferma denuncia del sindaco Guido Marchiol sulla grande difficoltà degli amministratori dei territori montani.
“La montagna è stata depredata dalla pianura. Costretti da decenni a fare sacrifi, oggi dobbiamo farne ancora, dobbiamo combattere per conservare il servizio postale, perchè non ci chiudano le scuole, la farmacia, il distributore della benzina..., mentre gli interventi per la montagna sono stati per decenni spalmati anche in zone ricche, come il Collio o la pianura friulana”, ha affermato il sindaco di Lusevera chiedendo un cambio di marcia e investimenti.
Debora Serracchiani ha prima di tutto messo in guardia dal pericolo, molto presente oggi, di considerare solo l'aspetto economico dei problemi, mettendo in secondo piano i temi dell'identità e della cultura.
“Oggi sappiamo bene – ha aggiunto Debora Serracchiani - che i migranti e le componenti etnico-linguistiche sono lievito di civiltà e fonte di ricchezza anche economica per i nostri territori“.  Per superare le difficoltà della montagna bisogna definire priorità e obiettivi, investire e seguire le buone pratiche europee, ha concluso l'europarlamentare, nel settore del turismo, dell'ambiente, del patrimonio culturale e delle politiche agricole.
Il presidente dell'associazione ex emigranti di Lusevera e dell'Unione Slovenci nel mondo, che hanno organizzato per il 34-esimo anno consecutivo il Praznik emigranta, Dante Del Medico, nel suo discorso, ha toccato invece soprattutto i temi dell'identità e delle molteplici appartenenze in particolare dei giovani, figli di emigranti, invitando i ragazzi provenienti da Argentina, Canada, Australia ed Europa - che hanno partecipato ad un seminario di tre settimane in Benecia - a tenere viva anche la parte slovena della loro identità.
Ma le lingue e le culture perchè sopravvivano devono essere alimentate, ha affermato il direttore della Zveza Slovenci po svetu Renzo Mattelig, che ha presentato una pubblicazione dell'associazione, fresca di stampa, Po poteh sveta-Sulle strade del mondo dove sono raccolte le testimonianze di una quarantina di emigranti sloveni, le loro esperienze di vita e riflessioni, trascritte così come sono state presentate: in sloveno, nei dialetti sloveni del Torre e del Natisone, in spagnolo, inglese e tradotti in italiano.
Non un saggio, dunque, ma percorsi di vita in cui si afferma che “ognuno dovrebbe avere il diritto di vivere dove è nato” e insieme che “ognuno ha il diritto di realizzare i propri sogni”. Il libro Po poteh sveta, con una scelta davvero significativa, si conclude  con il tragico racconto dei ragazzi africani, giunti a Lusevera dopo essere stati costretti ad imbarcarsi e fuggire dalla Libia.



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